Dipendenza affettiva tra coppia ed individualità

“Assolo. Brano musicale eseguito in una composizione corale od orchestrale da una sola voce o da un solo strumento, con o senza accompagnamento di altri strumenti o di altre voci. Per estensione prestazione individuale particolarmente brillante”
tratto da Assolo (2015) – film di Laura Morante

Il tormento d’amore dovuto all’ambivalenza affettiva. Stiamo assieme al nostro partner per amore o perchè ci compensa le nostre mancanze?

La vita di coppia è senza dubbio la relazione che incontra maggiori difficoltà nel suo percorso. Nell’incontro di due partner, nel loro incastro di coppia, si intersecano non solo bisogni e aspettative personali ma anche le cosiddette trasmissioni generazionali, talvolta inconsce. A volte il progetto di coppia si arena o non decolla e i partners si trovano a ridefinire non solo sé stessi all’interno della società ma anche all’interno della loro famiglia d’origine. Basti pensare che già 30 anni fa il tasso di separazioni negli Stati Uniti raggiungeva il picco del 50%. In Italia il discorso era in auge da poco, infatti è solo ora che il nostro Paese sta conoscendo la crescita di separazioni e divorzi (pur in calo di qualche punto percentuale negli ultimi due anni, secondo l’Istat). E’ pur vero che aumentano le unioni civili.

L’origine del termine coniugalità, da “cum iugo” (col giogo), quasi sadicamente fa pensare al gioco dei buoi, allo spingersi avanti senza guardarsi negli occhi, finchè uno dei due non cede. Questa visione pessimistica della coppia negli ultimi decenni di emancipazione cede quasi del tutto il posto ad una visione più intimistica del “camminare assieme” per giungere allo stesso traguardo.

“E finalmente Zeus, dopo matura riflessione, disse: credo di aver trovato la via, affinchè gli uomini continuino a esistere ma, divenuti deboli, smettano la loro tracotanza, segherò ciascuno di loro in due, e così, mentre saranno più deboli, ci saranno un tempo più utili perchè diverranno più numerosi. Cosicchè da quel momento l’amore vicendevole è innato negli uomini. Esso si riconduce al nostro essere primitivo, si sforza di fare di due creature una sola e di risanare così la natura umana” – Platone, Simposio.

V’è però una relazione, quella dettata dalla dipendenza affettiva, che poco si addice all’amore romantico, quello che comprende la più vasta accezione del termine. Ed è quella un pò resa da Platone nel Simposio, dove riportava il “mito dell’androgino”, quell’essere composto dall’unione di uomo e donna che per indebolire la sua scalata agli Dei viene tagliato a metà. Da allora ogni metà cerca disperatamente l’altra attorno al mondo e, se per caso la incontra, giunge a costruire con ella quello stato di fusione totale in cui i problemi apparentemente si dissolvono e fanno posto al vissuto di euforia e completezza (l’amore Platonico, forse?!). Piramo e Tisbe, Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta sono esempi di questo amore tragico che fonda la sua individualità nell’altro e smette di vivere senza di esso.

Scrive Alfredo Canevaro, noto terapeuta familiare di origini argentine, che “probabilmente la società odierna ha esasperato questo fenomeno, come un legittimo desiderio di realizzazione dell’individuo; magari poco attuabile per i nostri nonni che alla ricerca del partner adeguato si preoccupavano di più della sopravvivenza e della stabilità piuttosto che della soddisfazione dei bisogni intimi e soggettivi. Io ritengo che un aspetto non indifferente dell’aumento di separazioni e divorzi nella società odierna sia precisamente questa ricerca della felicità come desiderio e a volte prioritario e assorbente della “me generation”, definizione della sociologia americana per la generazione che antepone i bisogni narcisistici ai valori normativi tradizionali“.

Gli psicanalisti sono dell’idea che pur nella consapevolezza dell’adulto, egli continui ad usare il partner come oggetto-sè al fine di ottenere, attraverso il ricongiungimento e la fusione, la rassicurazione, il riconoscimento e la conferma. Questo desiderio, solitamente, resta arcaico e mai condiviso col partner.

Ora, che la teorizzazione secondo cui l’amore romantico tenda fisiologicamente a svanire è un dato che clinicamente trova riscontro. Il problema è quando questo dissolvimento entra nel circolo del senso di colpa del partner rispetto al fatto di “non amare più come il primo giorno”. Ben venga!! Mi verrebbe da dire! Se non fosse che questo apre orizzonti in cui spesso le coppie si perdono iniziando a percorrere silenziosi sentieri differenti che li portano su strade lontane. E la psicoterapia di coppia, o il giusto dialogo, potrebbero condurre due soggetti in difficoltà, in questo periodo storico così incerto nelle relazioni, a ritrovare il loro percorso serenamente, nuovamente in coppia ma non necessariamente.

coppia io e annie allen

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